Sostituire il maschile non marcato, quello cioè che ingloba ambedue i sessi, con altre forme verbali dipende secondo me anche dalla prospettiva da cui si parte. 
Fra le alternative c’è la regenerizzazione (engendering o re-gendering in inglese) che femminilizza la lingua tramite esplicite marche di genere, anche non consuete (ad esempio, per fare riferimento a un dibattito ancora molto attivo in certi ambiti, in questo caso si può usare chairwoman al posto dell’abusato chairman) oppure la degenerizzazione (de-gendering in inglese) cioè  neutralizzare il  genere con termini neutri ( e in questo caso, per restare nello stesso ambito, si può usare “chairperson”).
La mia impressione è che, se si parte da una prospettiva più “essenzialista” si preferirà probabilmente la re-generizzazione, altrimenti si preferirà degenerizzare, contribuendo a ridurre la tendenza alla polarizzazione uomo-donna.
Ma il problema nello scegliere la degenerizzazione è che la lingua italiana, e anche quella francese, a differenza di quella inglese, complicano questo processo, perché obbligano spesso a giri di parole e quindi ad “appesantire” qualsiasi discorso.
Quasi sempre io cerco di complicare e allungare, per un semplice motivo: immagino (spero, mi illudo) che, di fronte a un giro di parole inusuale, chi legge provi fastidio e disagio, avendo però così la possibilità di rendersi conto che ciò che trova un “naturale” (ovvio, spontaneo, abituale, efficace) modo di esprimersi non lo è affatto, ma è socialmente costruito, e quindi tutta questa “naturalità” agli occhi di altre persone non esiste affatto.